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La preghiera
Potere: forza guaritrice e generatrice di vita; potere che coinvolge corpo e spirito; è benedizione non causalità o magia; potere sanante;
Preghiera: è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia [Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici, C 25r].
È un dono di Dio. Da dove noi partiamo pregando? Dall'altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” (Sal 130,1 ) di un cuore umile e contrito?
L' umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare” (Rm 8,26) L'umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: “L'uomo è un mendicante di Dio” [Sant'Agostino, Sermones, 56, 6, 9: PL 38, 381].
“Se tu conoscessi il dono di Dio!” (Gv 4,10 ). La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o no, la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui [Cf Sant'Agostino, De diversis quaestionibus octoginta tribus, 64, 4: PL 40, 56].
“Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate” (Ger 2,13), risposta di fede alla promessa gratuita della salvezza, [Cf Gv 7,37-39; Is 12,3; Is 51,1] risposta d'amore alla sete del Figlio unigenito [Cf Gv 19,28; Zc 12,10; Zc 13,1 ].
La preghiera è Alleanza. Da dove viene la preghiera dell'uomo. Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti e parole), è tutto l'uomo che prega. Ma, per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell'anima o dello spirito, più spesso del cuore (più di mille volte). E' il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana.
Il cuore è la dimora dove sto, dove abito (secondo l'espressione biblica: dove “discendo”). E' il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. E' il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. E' il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. E' il luogo dell'incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell'Alleanza.
La preghiera cristiana è una relazione di Alleanza tra Dio e l'uomo in Cristo. E' azione di Dio e dell'uomo; sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo.
La preghiera è Comunione. Nella Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. La grazia del Regno è “l'unione della Santa Trinità tutta intera con lo spirito tutto intero” [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 16, 9: PG 35, 954C]. La vita di preghiera consiste quindi nell'essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo [Cf Rm 6,5 ]. La preghiera è cristiana in quanto è comunione con Cristo e si dilata nella Chiesa, che è il suo Corpo. Le sue dimensioni sono quelle dell'Amore di Cristo [Cf Ef 3,18-21].
La chiamata universale alla preghiera. L'uomo è alla ricerca di Dio. Mediante la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all'esistenza. Coronato “di gloria e di splendore” (Sal 8,6), l'uomo, dopo gli angeli, è capace di riconoscere che il Nome del Signore “è grande. . . su tutta la terra” (Sal 8,2). Anche dopo aver perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l'uomo rimane ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di colui che lo chiama all'esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli uomini [Cf At 17,27].
Dio, per primo, chiama l'uomo. Sia che l'uomo dimentichi il suo Creatore oppure si nasconda lontano dal suo Volto, sia che corra dietro ai propri idoli o accusi la divinità di averlo abbandonato, il Dio vivo e vero chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera. Questo passo d'amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell'uomo è sempre una risposta. Man mano che Dio si rivela e rivela l'uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un evento di Alleanza. Attraverso parole e atti, questo evento impegna il cuore. Si svela lungo tutta la storia della salvezza.
La creazione - sorgente della preghiera. E' a partire innanzitutto dalle realtà della creazione che vive la preghiera. I primi nove capitoli della Genesi descrivono questa relazione a Dio come offerta dei primogeniti del gregge da parte di Abele, [Cf Gen 4,4] come invocazione del Nome divino da parte di Enos, [Cf Gen 4,26] come cammino con Dio [Cf Gen 5,24]. L'offerta di Noè è gradita a Dio, che lo benedice - e, attraverso lui, benedice tutta la creazione [Cf Gen 8,20-9,17] - perché il suo cuore è giusto e integro: egli pure cammina con Dio [Cf Gen 6,9]. Questa qualità della preghiera è vissuta da una moltitudine di giusti in tutte le religioni.
Mosè e la preghiera del mediatore. Quando incomincia a realizzarsi la Promessa (la Pasqua, l'Esodo, il dono della Legge e la stipulazione dell'Alleanza), la preghiera di Mosè è la toccante figura della preghiera di intercessione, che raggiungerà il pieno compimento nell'unico “Mediatore tra Dio e gli uomini, l'Uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5 ).
Elia, i profeti e la conversione del cuore. Il Tempio doveva essere per il popolo di Dio il luogo dell'educazione alla preghiera: i pellegrinaggi, le feste, i sacrifici, l'offerta della sera, l'incenso, i pani della “proposizione”, tutti questi segni della Santità e della Gloria del Dio, Altissimo e Vicinissimo, erano appelli e cammini della preghiera. Il ritualismo spesso però trascinava il popolo verso un culto troppo esteriore. Era necessaria l'educazione della fede, la conversione del cuore. Questa fu la missione dei profeti, prima e dopo l'Esilio.
Stando “da solo a solo con Dio” i profeti attingono luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal mondo infedele, ma un ascolto della Parola di Dio, talora un dibattito o un lamento, sempre un'intercessione che attende e prepara l'intervento del Dio salvatore, Signore della storia [Cf Am 7,2; Am 7,5; Is 6,5; Is 6,8; Is 6,11; 2584 Ger 1,6; Ger 15,15-18; Ger 20,7-18 ].
Continua e del cuore: “Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te... Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15, 17-20). Questi versetti si riferiscono alla parabola del figliol prodigo, o meglio conosciuta come la parabola del padre misericordioso; risuona vivo il richiamo del Signore alla conversione del cuore, mediante il ritorno alla sua divina misericordia. L’itinerario della conversione del cuore è fatto di conoscenza e di preghiera: si conosce e si permane nell’amore misericordioso di Dio per noi, attraverso una “stabile disposizione”, uno “stato d’animo”, che è appunto la preghiera, o meglio, la vita di preghiera. Come il prodigo anche la persona del nostro tempo deve “rientrare in se stessa”.
Raggiungere una “stabile disposizione del cuore”. Giorno dopo giorno la dobbiamo conquistare, donando a Dio sufficienti spazi di preghiera prolungata per poter “rientrare in noi stessi”. La nostra preghiera, per essere autentica, deve diventare “la preghiera del cuore”; non deve restare “preghiera superficiale” che sfiora, ma non penetra il nostro intimo. Siamo, spesso, tentati di restare alla superficie di noi stessi, mettendoci tra le cose del mondo e quelle di Dio: non si lasciano le prime e nemmeno si gustano le seconde. La Madonna è sul nostro cammino, per richiamarci ad una preghiera più profonda, alla preghiera del suo Figlio, la preghiera cuore; solamente se raggiungiamo noi stessi, raggiungeremo Lui. A poco servono le nostre parole, se queste non rivelano a Dio il nostro cuore. Un amico è tale, solo quando ci apre il cuore e ci rivela il suo intimo. Celebre è la frase di Sant’Agostino che disperatamente cercava Dio, ma restava a “galla” tra le creature ed il Creatore: “Tardi ti amai, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo; deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature” (Confess. 10, 27, 38). Se è presente lo sforzo d’interiorità, il risultato di una fecondità spirituale di certo non mancherà nella nostra vita di cristiani. Siamo abitati da Lui e Lui merita tutto lo spazio della nostra libertà interiore, per generare atti liberi di adesione alla sua divina Volontà. La preghiera del cuore è essenzialmente una preghiera di amicizia con Dio, che parte dal più intimo di noi stessi; qui avviene l’incontro con Cristo e viene generato l’atto di amore puro: Signore tu sai tutto, tu sai che ti amo!
Suor Antonella Sana
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