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Impermanenza

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Riguardo possibili riflessioni sulla vita e la morte vorrei introdurre l'attenzione al tema dell'impermanenza, noto nelle culture orientali, ma meno nella nostra cultura occidentale.
Siamo abituati a vedere la morte come annientamento e perdita definitiva, per cui come reazione tendiamo a negarla o ad esserne atterriti.
Parlare della morte è considerato morboso e alcuni credono che basta menzionarla per attirarla a sè. Altri considerano la morte un problema che non li deve riguardare, che ci penseranno più tardi e si risolverà comunque nel migliore dei modi. In entrambi i casi sfuggiamo il vero significato della morte, quello che, secondo tutte le tradizioni spirituali, tra cui naturalmente il cristianesimo, ci insegna che la morte non è la fine, che ci trasmette l'idea di un altra vita a venire, che porta un senso di sacralità alla nostra esistenza presente.
Eppure, nonostante questi insegnamenti, la cultura moderna è per lo più un deserto spirituale, nella quale quasi tutti pensano che questa vita sia tutto ciò che c'è. Siamo ossessionati dalla giovinezza, dal potere, dal denaro, rifuggiamo la vecchiaia e il decadimento.
Non ci è stato insegnato quasi nulla su come aiutare la sofferenza di chi muore, per cui credo sia tempo di un cambiamento nel nostro atteggiamento verso la morte. Nell'Hospice si sta facendo uno splendido lavoro nell'assistenza fisica e psicologica, ma i morenti, oltre che di cure e di amore, hanno bisogno di scoprire il vero significato della morte e della vita.
Senza di ciò come possono avere conforto? L'assistenza deve comprendere l'aiuto spirituale, perché solo con una comprensione spirituale possiamo affrontare la morte.
Il maestro Padmasambhava sosteneva che " coloro che credono di avere a disposizione un tempo interminabile incominciano a prepararsi solo al momento della morte. Allora il rimorso li attanaglia.
Ma non è ormai troppo tardi? ".
Noi possiamo durante la vita prepararci alla morte. Dobbiamo guardare alle antiche tradizioni spirituali, molto più sensibili di noi al problema, dove la vita e la morte sono viste come un tutto, in cui la morte rappresenta l'inizio di un altro capitolo della vita. Perché abbiamo paura della morte?
Perché il nostro desiderio istintivo è di vivere e continuare a vivere, mentre morendo saremo proiettati nell'ignoto e lasceremo tutto dietro a noi, in primo luogo questo corpo che abbiamo tanto amato. Dobbiamo pertanto elaborare in vita il concetto dell'impermanenza, cioè che tutto ciò che abbiamo, anche di più caro, non ci appartiene per sempre, che prima o poi ci lascerà o noi lo lasceremo. 
E' inevitabile. Ma il ritmo attuale della nostra vita è così frenetico che l'ultima cosa a cui abbiamo tempo di pensare è la morte. Reprimiamo la segreta paura dell' impermanenza circondandoci sempre più di oggetti e di comodità solo per restarne schiavi e l' unico scopo della vita diventa la preoccupazione di tenere tutto al sicuro, sino a quando una grave malattia o una disgrazia ci scuoteranno dal torpore.
E' fondamentale riflettere con calma e ripetutamente che la morte è reale e viene senza preavviso.
Drakpa Gyaltsen diceva: "gli esseri umani passano la vita a preparare... preparare... preparare solo per arrivare all'alta vita impreparati".
Un modo per prepararsi alla morte è vivere con semplicità, trovare più tempo da dedicare alla dimensione spirituale dell' uomo, avere pace ed equilibrio mentale, essere più amorevoli gli uni con gli altri, sviluppare in noi la compassione verso gli ammalati che ritroveremo poi come compassione verso il nostro corpo che se ne va.
Il tempo della preghiera e il tempo della meditazione rappresentano pratiche spirituali da perseguire con costanza e dedizione.
La realizzazione dell'impermanenza, cioè del fatto che nulla permane ma che tutto cambia perché questa e' la vita ci può senz' altro aiutare nell'accettare la morte.
Metodiche di meditazione che ci aiutano a focalizzare l'attenzione e l' accettazione del momento presente, quale fonte di pace ed equilibrio, e ci aiutano ad allontanare dalla mente il passato e il futuro, possibili fonti di rimorsi, di ansie e preoccupazioni, possono venire utili al momento della morte. Mi è capitato nella professione medica di osservare il viso del morto; a volte sembra sorridere...la fotografia di chi ha saputo accettare il momento del distacco.

 
Flavio Burgarella
Fondatore e Presidente dell' Associazione Telesalute per la promozione della dimensione spirituale in medicina.

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