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Io medico e uomo di scienza curo i malati anche con la preghiera
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Il ritratto è quello del professor Flavio Burgarella, nato a Zogno 58 anni fa, figlio di un fotografo e una vita dedicata ai malati di tutto il mondo. La sua avventura di medico fuori dal comune parte da lontano ma trova uno sbocco decisivo nel 2009 quando, insieme all’inseparabile moglie Claudia, che lo appoggia in ogni suo progetto, decide di fondare a San Pellegrino l’associazione “Telesalute”, che ha come scopo la promozione della dimensione spirituale della medicina, attraverso la partecipazione a studi di ricerca, l’organizzazione di conferenze e pubblicazioni di materiale divulgativo ed educativo.
“Sembra strano” – spiega lo stesso Burgarella, che un uomo di scienza possa aggrapparsi a concetto teologici e metafisici, ma è empiricamente dimostrato che i pazienti cardiopatici traggono benefici immediati se si instaura con loro un rapporto di empatia e “preghiera a distanza”. E quali sarebbero questi effetti?
“E' stato condotto uno studio con un gruppo di preghiera che rivolgeva le sue attenzioni ad ignari pazienti che si trovavano ricoverati a migliaia di chilometri. I risultati sono stati sorprendenti, con le condizioni cliniche migliorate sensibilmente”. Le sue scoperte stanno suscitando l’interesse delle principali organizzazioni umanitarie e anche l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità, l’ha invitato a numerosi convegni internazionali per far conoscere i progressi delle sue teorie.
“Io credo moltissimo in queste pratiche e con tutti i miei pazienti stringo un legame molto solido che va oltre quello professionale. Con il mio atteggiamento sento di infondere loro una carica straordinaria che li aiuta a superare le difficoltà”. Quando non si trova in giro per il mondo la sua base operativa e rifugio spirituale è la tenuta agricola di famiglia di Bianzano una cornice idilliaca immersa nel verde che gli ha dato l’ispirazione per l’ultima sua opera letteraria, che presto sarà disponibile in tutte le librerie della provincia e scaricabile gratuitamente dal sito www.telesalute.it.
L’opera, “Quando al’fioress l’amur”, è una raccolta di 52 componimenti poetici in dialetto bergamasco, che racconta in maniera fotografica la spiritualità nella vita contadina del ‘900 e valori e tradizioni ormai dimenticati che la accompagnavano.
“Nella civiltà agricola si nascondevano una miriade di piccoli dettagli, il rapporto rispettoso tra anziani e giovani, l’innocenza dei rapporti d’amore, che io ho deciso di far rivivere per unire simbolicamente un intero secolo tartassato dalla globalizzazione”. Come nella scienza, anche nella poesia Burgarella, punta dritto verso la dimensione spirituale con spaccati di vita quotidiana che rappresentano i legami tra le persone e nascondono un insegnamento che le nuove generazioni possono prendere a modello. “Dignità, rispetto, orgoglio e buonsenso. Sono questi i pilastri che mi accompagnano nella vita e che vorrei fossero recepiti da tutti quelli che si rivolgono a me per le loro malattie”.
Stefano Bignetti
Il Giorno - 17 ottobre 2010
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