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Romaria

Inni

 Romaria (Canto brasiliano contemporaneo)

…Ma talvolta, nel momento in cui tutto ci sembra perduto, giunge l’avvertimento che può salvarci; abbiamo bussato a tutte le porte che non portano a niente, e la sola da cui si può entrare, e che avremmo cercato invano per cento anni, la urtiamo senza saperlo, e si apre. (Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”).
Quando tutto sembra essere perduto, nella solitudine, nella miseria morale e materiale, e nessuno sembra poterci offrire una via d’uscita ecco Maria, la porta del Cielo, che tende la sua mano per asciugare le nostre lacrime. Un uomo disperato si mette umilmente in cammino; cerca un volto dove posare il suo sguardo. Il suo è un gesto essenziale, povero come la sua esistenza, apparentemente inutile.

Aprendo un poco il suo cuore (è la Grazia vivificante che agisce in lui) intuisce che la salvezza e la gioia possono scaturire da questa scelta. La speranza e la rinascita sono dietro l’angolo: Maria ci vuole e ci ama indipendentemente da quello che siamo o che siamo stati. Nell’incontro con lo sguardo di Maria si ripropone così la medesima scena del ritorno del figliol prodigo nelle braccia del Padre.

E’ de sonho e de pó
o destino de um só
feito eu, perdido em pensamento
sobre o meu cavalo.
E’ de laco e de nó
de gibeira o jiló
dessa vida sofrida a sol. 

Sou caipira pirapora.
nossa Senhora de Aparecida
illumina a mina escura
E funda o trem da minha vida.

O meu pai foi peão,
minha mãe solidão,
meus irmãos perderham-se na vida
em busca de aventuras.
Descasei, joguei,
investì, desistì.
se hà sorte, eu não sei, nunca vì.
Me disseram, porèm
que eu viesse aquì
p’ra pedir, de romaria em prece,
paz nos desalentos.
Como eu não sei rezar,
sò queria mostrar
meu olhar, meu olhar, meu olhar


E’ sogno e polvere
il destino di un uomo solo come me,
perso nei suoi pensieri
sul mio cavallo.
E’ destino di lazzo e nodo,
di poveri calzoni da festa e gilet
di questa vita sofferta in solitudine.

Sono un abitante dell’interno (della campagna),
Signora di Aparecida (località vicino a San Paolo),
illumina l’oscura miniera
e fonda le basi della mia vita.

Mio padre era un peão,

mia madre era la solitudine,
i miei fratelli si sono dispersi
cercando l’avventura.
Sono divorziato, ho giocato,

ho investito, poi ho abbandonato.
Se esiste la fortuna, non lo so, non l’ho mai vista.
Mi hanno detto però
di venire qui,
in pellegrinaggio, in preghiera, per chiedere
la pace nelle mie disavventure.
Ma dal momento che non so pregare,
sono venuto semplicemente
a mostrare il mio sguardo.

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